SFORZO

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 In termini maccheronici si può definire sforzo la forza per unità di superficie presa da ogni singola particella di corpo solido. Una definizione più rigorosa usa il concetto di limite, ed esula dagli scopi di questo glossario: qui basterà dire quanto segue, rimandando ai testi di teoria per una trattazione esaustiva.

 Lo sforzo in un dato punto varia al variare della giacitura della superficie sulla quale esso viene letto. Se si conosce lo sforzo su tre facce tra loro perpendicolari allora è noto lo sforzo su una faccia comunque inclinata. Pertanto si definisce tensore dello sforzo l’insieme di tre sforzi su tre facce perpendicolari. Noto il tensore è possibile calcolare lo stato di sforzo su qualunque faccia, comunque inclinata, passante per il punto in esame.

 Lo sforzo su una faccia ha sempre una componente normale alla faccia, detto sforzo normale ed indicato generalmente con s, ed una componente tangente la faccia, detto sforzo tangenziale ed indicato generalmente con t.

 Al variare della giacitura della faccia di lettura variano sia s che t. Si può dimostrare che esistono tre facce tra loro ortogonali per le quali la t si annulla e la s assume valori di massimo e minimo. I valori di s corrispondenti sono detti sforzi principali (sI, sII, sIII).

 L’unità di misura dello sforzo è la forza per unità di superficie (N/mm2, Kg/cm2, ecc.)..

 Gli sforzi misurano il cimento al quale è sottoposto il materiale prescindendo dal contesto strutturale nel quale esso si trova: dato uno stato di sforzo ed un criterio di resistenza è possibile dire se lo sforzo può essere sopportato dal materiale anche senza sapere nulla sul contesto nel quale il punto sotto analisi si trova.

         Nell’ambito della teoria della elasticità gli sforzi sono legati alle deformazioni da una relazione lineare. Più in generale si chiama legame costitutivo il legame esisente tra sforzi e deformazioni.